"Peccati di gola quasi benedetti"
Sul Lungarno, nel cuore della città "dei Miracoli", si affaccia un piccolo negozio che di miracolo ne fa tanti: produce senza sosta, da quasi 15 anni, specialità al cioccolato dal gusto unico. Ora ci sono le porte color cioccolato - e dietro un ambiente piacevole, avvolgente e raffinato - ma quando Cecilia Iacobelli, designer pisana, e Paul de Bondt, chef e pasticciere olandese, hanno cominciato la loro avventura, avevano una piccola vetrina, un tavolo in negozio con pochi scaffali e un raccolto laboratorio, al piano di sopra, dove si stava stretti. I timori erano tanti, di cioccolata di qualità in giro ce n'era davvero poca, la clientela domandava cioccolato al latte e fondente, un po' come chiedeva del vino bianco o rosso.
Poi il mondo è cambiato e grazie anche alla loro opera. La spinta ad andare avanti è stato il fine comune di migliorare le cose, attraverso l'educazione al gusto. Lavoro, impegno, buone idee e qualità del prodotto, e De Bondt è diventatao subito un nome conosciuto a tutti gli appassionati, che nel frattempo, buon per loro, sono aumentati.Anno dopo anno vengono ideati sempre nuovi prodotti, dimostrando una capacità di rinnovamento non comune. Alla base è in riuscito connubio di precisione e professionalità nordica con il gusto tutto toscano di preferire la semplicità dell'elaborazione e la garanzia delle materie prime migliori.
Ed ecco così la prevalenza del fondente e l'utilizzo di ingredienti del territorio, come i pinoli del Parco di San Rossore e il miele di spiaggia di Migliarino. Infine, ma non secondario, è il packaging che riflette il gusto estetico di Cecilia. Le confezioni sono quasi tutte trasparenti e il logo, un piccolo triangolo dorato, è l'unico vezzo. Il cioccolato deve rimanere il vero protagonista, un messaggio di comunicazione semplice ma importante, che ha contribuito al successo di questa linea di prodotti.
Le uniche confezioni che fanno eccezione alla regola "della confezione trasparente" sono quelle del cioccolato aromatizzato alla rosa, ai fiori d'arancio, al gelsomino e poi al pepe nero, al peperoncino, allo zenzero e così via, che per loro natura richiedono una maggiore protezione verso la possibile degradazione degli aromi. Una confezione in ogni caso decisamente sobria. Immancabile da qualche anno è la tavoletta celebrativa dei 10 anni, prodotta in edizione limitata e numerata. Una spessa carta d'argento ricopre cioccolato al latte e fondente in una doppia sfoglia arricchita da granelli di sale, un ingrediente intrigante da Paul spesso usato abbinato al cioccolato, vedi a questo proposito l'interessante miscela per cioccolata in tazza priva di addensanti e aromi, ma arricchita appunto da un pizzico di sale.Amiamo le tavolette, amiamo ancora di più le loro praline. Siamo crsciuti (da un punto di vista organolettico) assaggiandole ed emozionandoci. Sono state le prime, e ancora oggi sono sicuramente tra le migliori, che ci facevano finalmente rivivere in Italia le emozioni e la poesia delle pralines celeberrime di Robert Linxe (La Maison du Chocolat), ma allora dovevamo andare a Parigi!
Si distinguono per il perfetto equilibrio tra copertura e ganache, per il giusto contrasto tra le due consistenze, mai troppo diverse (senza l'orribile effetto "splash"), per la delicatezza delle sfumature organolettiche, per la riconoscibilità degli ingredienti caratterizzanti.
Nascono così i piccoli capolavori delle praline al tè, della pralina Ben Ryé, figlia del cioccolato e del passito di Pantelleria Donnafugata, quest'ultima con doppia copertura, la prima di cioccolato bianco, la più esterna di puro fondente. Abbinare vino e cioccolato è un'altra specialità, niente affatto semplice, di Cecilia e Paul. Ed ecco che scopriamo come ad un Barolo Chinato si adatta il cioccolato agli agrumi, mentre un Pedro Ximénez richiede un cioccolato più imponente. Sono stati addirittura capaci di trovare il cioccolato giusto per la birra, ricoprendolo di granelli ldi zucchero di canna!Oggi il regno di Paul è un laboratorio più grande e spazioso, appena fuori città, dove lavora aiutato solo dal fratello di Cecilia e da Silvia, una dolcissima ragazza che si occupa del confezionamento. I De Bondt hanno voluto mantenersi piccoli, sono solo in sei, tutti (o quasi) uniti da legami di affetto. Si occupano di tutto, anche della distribuzione, senza mediatori di alcun genere. Al contrario, i numeri che riguardano la produzione, attraverso l'utilizzo di poche energie, sono impressionanti. In 15 anni sono state create oltre 500 varietà di "peccati di gola" al cacaol.
Da questo negozio escono ogni anno circa 50 tonnellate di cioccolato. Fare cose nuove è la provocazione del vulcanico maître chocolatier, che conosce a memoria le finite varietà di cacao. Il suo debole è l'abbinamento tra il fondente e le scaglie di caramello al peperoncino, pensiero e preferenza condivisa con i frati del Convento Benedettino del Monastero di Siloe a Grosseto. I peccati di gola oggi sono "benedetti"!



